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Zanetti, la forza mentale e lo studio per crescere da dirigente

A The Long Game, il vicepresidente racconta le difficoltà prima dei successi e lo studio alla Bocconi: per lui il talento da solo non basta.

Copertina generata con IA, scritta "ZANETTI: TALENTO NON BASTA": Javier Zanetti in giacca e cravattaCopertina generata con IA. Da una foto di Football.ua, CC BY-SA 3.0

Il talento va allenato e la preparazione non si esaurisce nel lavoro fisico. È il filo del racconto di Javier Zanetti a Melissa Satta nel podcast The Long Game: il vicepresidente dell’Inter mette al centro la salute emotiva dei calciatori e sostiene che i club debbano fare di più per seguirla. In nerazzurro, racconta, ci sono già persone dedicate a questo aspetto, ma nel calcio l’attenzione alla mente resta, a suo giudizio, inferiore a quella riservata al corpo.

Javier Zanetti, podcast The Long Game «La parte emotiva è fondamentale.»

L’ex capitano lega questa convinzione anche agli inizi difficili con Moratti: gli investimenti erano importanti, i risultati tardavano e la frustrazione si faceva sentire. Al presidente ripeteva che continuando a lavorare sarebbe arrivato il momento di vincere. La sua storia nerazzurra sarebbe poi arrivata a 858 presenze e 16 trofei, come ricorda il sito ufficiale del club: numeri che danno peso a una riflessione maturata anche nelle sconfitte.

«Io dico sempre, perché l'ho vissuto durante la mia carriera: per vincere prima bisogna saper perdere.»

La stessa volontà di ripartire emerge nel ricordo della rottura del tendine d’Achille a 39 anni. Zanetti non voleva lasciare il calcio per quell’infortunio: il suo obiettivo era tornare almeno una volta davanti ai tifosi a San Siro. Nel podcast racconta di aver recuperato in cinque mesi e mezzo e attribuisce un ruolo importante ai lavori di prevenzione svolti prima degli allenamenti durante la carriera.

Il passaggio alla vicepresidenza ha richiesto un’altra preparazione. Dopo gli anni sul campo, si è trovato a riunioni con manager che discutevano in inglese di finanza e marketing: da lì la scelta di studiare, con un programma alla Bocconi che continua ancora oggi. Ai giovani consiglia di preparare il futuro prima del ritiro, perché il patrimonio costruito da calciatore non sostituisce le competenze necessarie per una nuova professione.

«Mi sento in una fase importante della mia vita perché mi sento realmente utile per far crescere il nostro club».

Pubblicato dalla redazione di Only Inter Fans. Testo redatto con l'ausilio di strumenti di intelligenza artificiale. Come lavoriamo

Fonti

  1. Corriere della Sera · 15/10
  2. Inter.it

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